Apertura partita iva in ufficio

APERTURA PARTITA IVA

L’apertura di una partita IVA rappresenta il primo passo per giovani e meno giovani che intendono iniziare un’attività in proprio o che comunque si apprestano ad esercitare una professione autonoma. Tuttavia, si tratta di un tema che non sempre risulta chiaro e che è stato oggetto di modifiche da parte del legislatore. Per saperne di più su come aprire una partita IVA, continua con la lettura di questo articolo!

Partita IVA: cos’è e come aprirne una

Quando si parla di partita IVA si fa riferimento a un codice numerico o alfanumerico rilasciato dall’Agenzia delle Entrate e finalizzato all’identificazione di un soggetto titolare di un’attività lavorativa rilevante ai fini dell’imposizione IVA.
Si tratta di una sequenza che riporta in primis la sigla dello Stato di appartenenza (nel nostro caso, IT), seguito da 7 caratteri identificativi del contribuente, 3 caratteri identificativi dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate e un ultimo che fa da codice di controllo.
La partita IVA quindi rappresenta il requisito primario e fondamentale per far sì che un cittadino possa iniziare a esercitare un’attività in regola sia ai fini fiscali che ai fini contributivi.

Chi deve provvedere all’ apertura partita IVA

Secondo quanto disposto dalla legge, è tenuto all’obbligo di apertura partita IVA chiunque si presti ad esercitare una determinata attività che abbia il carattere dell’abitualità e della continuazione; l’attività può avvenire sotto forma di impresa, società o ditta individuale e può essere volta sia alla produzione di beni che alla fornitura di servizi. Inoltre, la partita IVA è necessaria anche per i professionisti iscritti o meno in particolari albi.

Si tratta quindi di soggetti non legati a un rapporto di lavoro subordinato, ma che esercitano attività tendenzialmente autonoma, purché questa non sia occasionale e che determini un ricavo annuo superiore a € 5000,00. Per questi soggetti, l’ apertura partita IVA è funzionale affinché possano adempiere correttamente ai loro obblighi nei confronti del fisco e degli istituti di previdenza sociale.
Infatti, una volta effettuata la prestazione, il professionista è tenuto al rilascio di un’apposita fattura, sulla quale viene poi applicata la percentuale imponibile a titolo di IVA appunto.

Come aprire una partita IVA

Aprire una partita IVA risulta essere un’operazione piuttosto semplice, ma che si compone di alcuni passaggi da considerare imprescindibili.

1. Innanzitutto, l’ apertura partita IVA può avvenire:

  • recandosi fisicamente agli uffici dell’Agenzia delle Entrate competenti per territorio
  • aprire partita IVA online utilizzando il software reso disponibile dall’Agenzia stessa
  • tramite una raccomandata con ricevuta di ritorno, che presenti come allegato una copia del documento di riconoscimento del richiedente della partita IVA.

L’Agenzia delle Entrate prevede documenti appositi per aprire partita IVA online e fisicamente, da inviare con formale richiesta a seconda della tipologia del soggetto richiedente. Si tratta del:

  • Modello AA 9/12 laddove il richiedente sia una persona fisica in qualità di lavoratore autonomo o per una ditta individuale.
  • Modello AA 7/10 laddove il richiedente sia un soggetto diverso, come una società, un’associazione o un ente.

Questi documenti possono essere scaricati dalle rispettive piattaforme web del MEF – Dipartimento delle Finanze o dell’Agenzia delle Entrate.
Inoltre, a questi deve essere allegata una formale Dichiarazione di inizio attività; il tutto da inviare entro il termine di 30 giorni dall’avvio effettivo della professione.

2. Una volta dato adempimento a questo primo ma fondamentale passaggio, il richiedente è tenuto alla scelta del codice ATECO. Si tratta di una sequenza alfanumerica che serve ad identificare il tipo di attività economica che si andrebbe a svolgere. Precisamente, la sezione composta dalle lettere indica il macro settore economico, mentre i numeri seguenti indicano la sotto categoria e il grado preciso dell’attività stessa.

3. L’ultima fase del procedimento di apertura partita IVA è rappresentata dalla conseguente apertura di una posizione INPS per il versamento dei propri contributi e di una presso l’INAIL per la stipula obbligatoria di un’assicurazione. Tuttavia, da questo ultimo passaggio ne sono esclusi i professionisti e i titolari di ditte individuali di tipo commerciale, entrambi se in mancanza di dipendenti.

Costo apertura partita IVA

Di per sé, aprire una partita IVA è un’operazione gratuita.
Tuttavia, occorre considerare alcuni costi connessi a tale iniziativa. Precisamente, il contribuente potrebbe svolgere i vari adempimenti anche in via autonoma, ma si tratta comunque di atti burocratici importanti che necessiterebbero l’intervento di un commercialista. Per questo, occorre considerare anche il costo relativo alla parcella di un professionista del settore.
A questo vanno poi conteggiate le spese necessarie all’iscrizione dell’azienda nel Registro delle Imprese o in appositi albi professionali se lavoratore autonomo.

Quando si parla di costo apertura partita IVA occorre considerare non solo le spese necessarie alla sua apertura iniziale, ma anche a quelle legate alla sua gestione; aspetto questo che va valutato attentamente poiché, se la partita IVA risulta conveniente per ricavi superiori a € 5000,00 annui, potrebbe essere invece troppo onerosa e quindi sconveniente per guadagni inferiori a questa soglia.
Proprio per tale ragione, quando di apre una partita IVA è necessario scegliere a quale regime fiscale aderire e questa scelta deve essere effettuata sulla base di alcune considerazioni che solo il richiedente può fare. Le valutazioni sono relative principalmente al tipo di attività che si andrà a svolgere e il volume di affari che si prevede.

Puoi conoscere tutti i dettagli dei regimi fiscali legati alla partita Iva nei paragrafi successivi.

Partita IVA a contabilità ordinaria

Si tratta del regime ordinario che comporta però un volume di spese maggiore, in quanto prevede che il contribuente sia tenuto al versamento di:

  • costi relativi all’iscrizione alla Camera di Commercio (ne sono esclusi coloro che esercitano attività esenti dall’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese).
  • costi IRPEF.
  • costi IVA.
  • costi IRAP.
  • costi INPS o relativi alla rispettiva cassa professionale.

I soggetti che sono obbligati alla scelta del regime di contabilità ordinaria, indipendentemente dall’ammontare dei ricavi annui, sono:

  • Società di capitali, società mutue assicuratrici e società cooperative.
  • Associazioni non riconosciute e consorzi che esercitano attività commerciali in via principale ed esclusiva.
  • Enti pubblici ed enti privati che esercitano attività commerciale in via principale ed esclusiva.

Vi sono poi soggetti tenuti alla contabilità ordinaria nel caso in cui abbiano ricavi superiori a € 400.000,00 se prestatori di servizi o € 700.000,00 se altra attività; questi sono:

  • Società di persone.
  • Ditte individuali in mancanza dei requisiti per l’accesso al regime forfettario.
  • Enti non commerciali con attività commerciale non prevalente.

Partita IVA con regime forfettario

Questo secondo regime fiscale relativo al costo apertura partita IVA si rivela particolarmente vantaggioso per coloro che intendono esercitare qualsiasi tipo di attività professionale, rispettando il limite di € 65.000,00 di ricavi durante l’arco dell’anno civile.

Il regime forfettario si contraddistingue dal fatto che il contribuente non è tenuto a versare né IRPEF, né IRAP e né IVA; il luogo di queste, è tenuto a pagare invece un’imposta sostitutiva che risulta pari al 5% dei guadagni per i primi 5 anni di attività, per poi passare al 15% per il periodo successivo. Oltre a questo, come costo apertura partita IVA con regime agevolato, sono da considerare sempre le spese legate alla propria posizione INPS e alla parcella del commercialista, ma vi sono anche ulteriori semplificazioni di gestione come l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Prima del 1° gennaio 2019, per poter accedere al regime forfettario era previsto il possesso di altri requisiti di natura economica, ma con la Legge di Bilancio 145/2018, tali aspetti sono stati eliminati lasciando la soglia dei 65.000,00 € come unico limite da rispettare e allargando così il range dei soggetti potenzialmente beneficiari.
Tuttavia, occorre sottolineare che lo stesso provvedimento ha predisposto per il 2020 l’introduzione di un’ulteriore imposta sostitutiva pari al 20% dei compensi o dei ricavi annui, per coloro che avranno registrato un guadagno superiore a € 65.000,00 ma inferiore a € 100.000,00 durante l’anno civile.

Dal regime forfettario sono esclusi i seguenti soggetti:

  • titolari di partita IVA per l’esercizio di impresa o professione, ma che siano al contempo partecipanti di società di persone, imprese familiari o associazioni;
  • titolari di partita IVA con controllo (diretto o indiretto) in S.r.l. o associazioni in partecipazione con attività affine a quella oggetto dell’impresa o della professione;
  • titolari di partita IVA con compensi da parte di altri soggetti dai quali, nei 2 anni precedenti all’apertura, hanno percepito redditi da lavoro dipendente;
  • soggetti con residenza all’estero e che in Italia producono un reddito inferiore al 75%;
  • soggetti ammessi a regimi speciali IVA;
  • soggetti che svolgono attività professionale di compravendita di veicoli, terreni o fabbricati.

Come aprire una partita IVA: Ditte individuali

Con la ditta individuale, un soggetto può esercitare un’attività economica in modo semplice e non particolarmente oneroso, essendo esso stesso il dominus sia di tutti i processi imprenditoriali che anche dei rischi connessi a questi. Infatti, non vi è alcun discernimento tra il patrimonio personale del titolare e quello dell’impresa, ma il soggetto assume in prima persona e con il proprio patrimonio le responsabilità civili ed economiche derivanti dall’attività stessa.

L’apertura di partita IVA per le ditte individuali prevede l’iscrizione nel Registro delle Imprese nonché la compilazione e la trasmissione del modello AA/9-7.
C’è da dire che per le ditte individuali, è possibile usufruire della c.d. Comunicazione Unica alla Camera di Commercio competente per territorio. Nello specifico, è possibile aprire partita IVA online effettuando un’unica trasmissione e adempiere così nello stesso tempo a:

  • iscrizione del Registro delle Imprese e presentazione SUAP laddove prevista;
  • richiesta apertura di partita IVA;
  • apertura posizione previdenziale INPS e assistenziale INAIL.

Quanto alle prestazioni previdenziali, la ditta individuale è tenuta all’iscrizione “Gestione commercianti e artigiani INPS” e versare una somma di denaro pari a € 4.000,00 a titolo di contributi fissi su un reddito minimo di € 15.710,00.
Laddove tale soglia venga superata ma si resti al di sotto di € 42.000,00 di guadagno, devono essere versati contributi pari al 27,72% del reddito stesso.

Come aprire una partita IVA: Disoccupati

Per agevolare l’inizio di una nuova attività lavorativa autonoma da parte di chi è disoccupato, lo Stato prevede alcune forme di aiuto che sono presenti già al momento dell’apertura della partita IVA.
Infatti, aderendo al regime forfettario, il soggetto disoccupato può costituire una ditta individuale o prendere parte a forme di franchising; inoltre si può usufruire di programmi di investimento con ammontare massimo di € 25.823,00. Si tratta di finanziamenti che per una parte sono a fondo perduto e per l’altra presentano un tasso di interessi agevolato.

Coloro che sono in mancanza di lavoro e percepiscono quindi l’indennità di disoccupazione, ma intendono avviare un’attività in proprio, possono richiedere inoltre l’erogazione anticipata della c.d. Naspi. Ciò avviene in un’unica soluzione e per i soggetti che hanno subito un licenziamento a partire dal 1° maggio 2015.

In conclusione

Sia che si tratti di giovani professionisti o di soggetti interessati a portare avanti una propria azienda, l’apertura di una partita IVA rappresenta un passaggio fondamentale. Pertanto, risulta particolarmente importante conoscerne i dettagli, le alternative e i differenti trattamenti fiscali.
Sebbene sia stato esposto un quadro complessivo della materia, è sempre utile una consulenza di un commercialista. Per ulteriori informazioni, o se hai necessità di valutare il tuo caso in maniera specifica, scrivici pure.

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