Oggigiorno le aziende, dal punto di vista finanziario, sono valutate secondo l’ottica dell’investitore, e quindi secondo la loro capacità di essere interessanti opportunità di investimento con un buon rapporto rischi/rendimenti.

 

Le leve per far percepire agli investitori l’opportunità sono le informazioni economico-finanziarie, la trasparenza amministrativa e l’affidabilità dei processi gestionali. Non è quindi più sufficiente disporre soltanto di strategie vincenti e punti di forza notevoli.

 

L’oggetto dello scambio, nella strategia finanziaria, è l’opportunità di investimento dei capitali: l’investitore si affaccia ai mercati finanziari acquistando un flusso prospettico di ricchezza connotato da un certo rischio.

Le opportunità di impiego dei capitali si riconducono a svariate forme:

  • capitale di rischio à azioni;
  • capitale di debito à prestiti, obbligazioni, leasing, …;
  • strumenti ibridi à obbligazioni convertibili;
  • nuovi prodotti finanziari à strumenti di copertura dei rischi di cambio, di mercato, di interesse, …

 

Gli investitori utilizzano  dei metodi per valore le varie opportunità risk-adjusted, ovvero confrontano ex ante il valore atteso degli investimenti tenendo in considerazione il grado di rischio che comportano.

 

Va poi sottolineato che dal lato dell’offerta non si pongono solo le imprese di tutti i settori ma anche le banche, i fondi di investimento, lo Stato (BTP, …), e più in generale tutti coloro che cercano di finanziarsi.

 

Anche dal lato domanda troviamo diversi soggetti: privati, banche, fondi pensione, fondi private equity, SGR, assicurazioni, … .

 

 

Il sistema competitivo nei mercati finanziari

L’analisi del sistema competitivo deve comprendere l’analisi di tutti gli attori che sono:

  • i concorrenti diretti: aziende, anche di altri settori, che ricorrono al mercato dei capitali;
  • i concorrenti indiretti: opportunità di investimento di diverse categorie (banche, Stati, Privati, …);
  • clienti/investitori: i vari soggetti alla ricerca di opportunità d’investimento (banche, SGR, Fondi, …);
  • produttori complementari: quei produttori di servizi finanziari utilizzati congiuntamente all’investimento in capitale aziendale (market maker, intermediari finanziari, analisti, …);
  • regolatori: le istituzione, il mercato e il legislatore dei mercati finanziari (Borse valori, autorità di vigilanza).

 

Il costo del capitale è il parametro fondamentale con cui l’azienda valuterà l’economicità del mercato finanziario: esso è infatti il rendimento atteso dagli investitori per investire in capitale di rischio aziendale tenuto conto delle altre opportunità che hanno a disposizione e dei differenti livelli di rischio.

 

Costo del capitale = rendimento corrente investimenti senza rischio + premio per il rischio (spread se capitale di debito)

 

Il rendimento corrente degli investimento senza rischio è determinato dal sistema economico generale, il premio di rischio risulta invece dalla combinazione di domanda e offerta di opportunità di investimento finanziario (rapporto rischio/rendimento dell’azienda rispetto agli altri a disposizione degli investitori).

 

Appare logico pensare che al crescere del rischio l’investitore pretenderà una remunerazione maggiore.

 

Il vantaggio competitivo finanziario si ha nel momento in cui l’azienda è in grado di ottenere condizioni più favorevoli circa il costo del capitale rispetto ai parametri strutturali medi del mercato di appartenenza.

 

Il vantaggio competitivo finanziario può essere da costo (contenimento rischio aziendale e/o prospettive di rendimento migliori dei competitor) o da differenziazione (offerta di prodotto che risponde meglio alle esigenze degli investitori in termini di tecnicalità o innovazione del prodotto piuttosto che per altri motivi quali il marchio o l’immagine aziendale).

 

Gli elementi fondamentali che influenzano la convenienza economica di un investimento sono quelli che riguardano da una parte la convenienza economica dell’investimento (rischio /rendimento) e dall’altro la relazione con gli investitori (affidabilità, trasparenza, innovazione, differenziazione).

 

Come ogni altro mercato, anche quello finanziario risulta esser diviso in segmenti in funzione di diversi parametri: la tipologia di strumenti finanziari, il grado di rischio, la tipologia di cliente-investitore, il grado di regolamentazione del mercato e la sua dimensione. L’azienda non è in grado di modificare la propria  segmentazione di riferimento e le sue dinamiche ma deve necessariamente capirne il funzionamento, il grado di liquidità, il costo tipico del capitale, le motivazione e le logiche che generano i comportamenti degli attori che vi operano.

 

Alcuni segmenti del mercato finanziario sono aperti a tutti i competitors, altri invece presentano barriere all’ingresso legate alla struttura legale o economica e sono accessibili soltanto alle imprese in possesso di determinati requisiti.

 

L’azienda, in funzione delle proprie esigenze, selezionerà quindi gli interlocutori più idonei con cui rapportarsi, selezionando di fatto anche il proprio raggio d’azione (target, ambito geografico, …).

 

 

Le leve competitive dell’azienda nei mercati finanziari

Le leve competitive sono i fattori chiave da cui dipendono le scelte degli investitori e sono:

  1. il rendimento;
  2. il rischio;
  3. la trasparenza amministrativa e comunicativa;
  4. l’affidabilità dei processi gestionali;
  5. la differenziazione dell’offerta finanziaria.

 

  1. Tra i fattori determinanti nell’ambito del rendimento troviamo:
  • l’attrattività del settore di appartenenza;
  • i vantaggi competitivi posseduti dall’azienda;
  • le sinergie realizzate (per le aziende multi-business);
  • la componente monetaria dei flussi reddituali;
  • le opzioni strategiche di sviluppo.

 

I primi tre fattori son stati già trattati, gli altri due li approfondiamo di seguito:

  • la componente monetaria dei flussi reddituali altro non è che un’analisi del cash flow dell’azienda, l’obiettivo è quindi andare a capire la tempistica (incassi-pagamenti, investimenti-disinvestimenti, …) dei flussi finanziari per valutare il grado di salute dell’azienda e la sua capacità di remunerare gli investimenti attraverso la distribuzione di dividendi;
  • le opzioni strategiche di sviluppo sono le opportunità di crescita dell’imprese connesse a modificazioni strutturali della formula strategica (fusioni, acquisizioni, alleanze, ingresso in nuovi mercati, …).

 

  1. Il rischio esprime le condizioni vi variabilità/incertezza in cui maturano i flussi economico-finanziari prodotti dalla gestione (viene quindi introdotto il concetto di premio per il rischio o spread, che sarà più elevato all’aumentare della rischiosità dell’investimento).

Le determinanti del rischio vanno individuiate separando la componente operativa da quella finanziaria e distinguendo, nell’ambito operativo, il rischio sistematico da quello specifico:

la componente operativa è associata alla variabilità dei flussi economico-finanziari legati alla gestione caratteristica e si misura con riferimento al reddito operativo; essa viene distinta in rischio sistematico (riflette l’azione dei fenomeni che agiscono su tutte le aziende inserite in un dato contesto) e rischio specifico ((riflette le peculiarità della singola azienda).

Il rischio operativo sistematico può essere legato agli andamenti macroeconomici mentre quelli specifico è più legato al settore e alla singola azienda (es. sostenibilità vantaggi competitivi).

Da ultimo, ma non per importanza, va evidenziato il rischio finanziario: livello di indebitamento, situazione di liquidità, turnover degli investimenti, …).

Il rischio percepito dall’investitore è chiaramente inversamente proporzionale alla fiducia che egli ripone nel management dell’azienda (trasparenza amministrativa, efficacia comunicativa, …).

 

  1. La trasparenza amministrativa: insieme alla comunicazione tendono a fornire una miglior comprensione agli investitori dell’andamento e delle prospettive aziendali.

La qualità, la quantità e l’attendibilità delle informazioni fornite sono le chiavi per esser trasparenti nei confronti degli investitori attuali e potenziali ed avere quindi la loro fiducia.

La comunicazione deve riguardare risultati economici, finanziari e patrimoniali, i modelli di business, specifici fatti salienti e decisioni di particolare rilevanza, le prospettive economiche e di sviluppo future (il business plan ha un ruolo centrale).

 

  1. L’affidabilità dei processi gestionali: questo è un altro punto dove la fiducia gioca un ruolo fondamentale; in particolare quella riposta dagli investitori nella struttura di governo o corporate governance.

In questo caso gli elementi cardine di questo rapporto fiduciario tra azionisti e finanziatori e amministratori risiedono da una parte nel riconoscimento da parte dei primi (azionisti e finanziatori) delle capacità e delle competenze dei secondi (Amministratori) e dall’altro nell’aspettativa (realizzata o meno) che l’azienda cercherà di soddisfare gli interessi di tutti gli stakeholders in modo equo.

Le questioni fondamentali dove l’azienda può intervenire al riguardo, spesso anche normate, sono:

  • il ruolo, la composizione e la modalità di funzionamento dell’organo amministrativo;
  • i sistemi di controllo;
  • la partecipazione delle minoranze al governo dell’azienda.

 

  1. La differenziazione dell’offerta finanziaria: i fattori di differenziazione finanziaria sono:
  • Le caratteristiche tecniche dello strumento finanziario: il contenuto giuridico ed economico (diritti/obblighi, benefici/oneri, …), il grado di innovazione e personalizzazione (customizzazione), la protezione dell’investitore (tutele e garanzie), la liquidità dell’investimento (possibilità di disinvestimento).
  • Le modalità di relazione con gli investitori: la relazione con gli investitori (attuali e potenziali) presuppone uno scambio di informazioni; gli strumenti utilizzati, le modalità di comunicazione e il contenuto dell’informativa incidono molto sulla valutazione dell’investitore e sul suo giudizio (personal selling, pubbliche relazioni e l’investor relationship sono solo alcune delle funzioni aziendali da implementare).
  • L’immagine dell’azienda: gli investitori non conoscono personalmente l’azienda e ricevono informazioni filtrate, è quindi fondamentale l’idea che si fanno nella realtà aziendale e della sua direzione. Da questo punto di vista risultano fondamentali per un buon posizionamento la stabilità dei dividendi, la saldezza dei corsi azionari, la stabilità e regolarità dei profitti, l’orientamento alla crescita, …, tutti fattori idonei ad aumentare il grado di fiducia.

Anche il fatto di essere leader (marchio affermato, prodotto leader, tecnologia di avanguardia, …) influisce spesso sull’idea che gli investitori si fanno dell’azienda (al di là di ciò che noi siamo, è ancora una volta fondamentale anche quello che gli altri percepiscono).

 

 

La strategia finanziaria competitiva

Per proporsi nel miglior modo possibile ai potenziali investitori è necessario che l’azienda ricopra un ruolo attivo nel mercato finanziario di riferimento comprendendo le tendenze, le possibilità ed i limiti che esso offre; l’attenzione non è più quindi soltanto sull’assetto finanziario dell’azienda ma anche sul suo posizionamento nel mercato finanziario.

 

I principali obiettivi della strategia finanziaria saranno il costo dei capitali, la loro entità, la loro velocità di attivazione, la durata della disponibilità dei capitali e l’immagine dell’azienda sui mercati finanziari. Le società quotate considereranno anche altri parametri quali la quotazione, lo spessore degli scambi e anche la liquidità del titolo.

 

Le variabili fondamentali che influenzano il quadro in cui viene elaborata la strategia finanziaria sono:

  • la redditività operativa delle ASA;
  • le sinergie tra le ASA;
  • le opzioni di sviluppo;
  • la rischiosità operativa delle singole ASA e la rischiosità finanziaria globale dell’impresa.

 

Le strategie finanziarie determinano inoltre gli elementi costitutivi dell’offerta che l’azienda va ad offrire al mercato; essi sono:

  • il raggio d’azione: vale a dire i segmenti del mercato cui l’offerta sarà indirizzata. I fattori che influenzano tale scelta sono principalmente le condizioni soggettive dell’azienda (dimensione, fase del ciclo di sviluppo, …). L’ideale è fare offerte precise per alcuni segmenti senza però restringersi troppo il campo operativo perdendo potere contrattuale e non ripartendo i costi su un numero sufficiente di segmenti.
  • Il posizionamento competitivo: vantaggio nel rapporto rischio/rendimento o vantaggio di differenziazione dell’offerta finanziaria? Quale è più appetibile per il mercato? E quale è più sostenibile?
  • La disponibilità di capitale e competenze (risorse distintive immateriali come capacità del management, capacità di relazione, capacità di comunicazione e fiducia ma anche materiali come cash flow prospettico e consistenza patrimoniale) in grado di attirare investitori.
  • Il sistema di offerta finanziaria: la proposta d’investimento vera e propria realizzata e presentata in funzione delle classiche variabili rapporto rischio/rendimento e differenziazione (in questo ambito torna in gioco gli elementi del marketing mix ossia prodotto, prezzo, distribuzione e promozione): il prodotto sono le quote di capitale di rischio o di debito, il prezzo è la somma investita, la distribuzione può avvenire tramite canali diretti (personal selling) o indiretti (presenza di intermediari) e infine la promozione sono quelle attività necessarie per far conoscere l’opportunità di investimento che si sta offrendo al mercato.

 

 

Strategia finanziaria e sviluppo dell’azienda

Le fasi dello sviluppo aziendale trasformano i caratteri del fabbisogno finanziario dell’azienda e vanno quindi a modificare le peculiarità con le quali l’azienda si pone come occasione di investimento.

 

I fattori che influenzano principalmente l’identità finanziaria strategica dell’azienda sono:

  • la dimensione economica dell’impresa;
  • la quantità e la qualità del fabbisogno finanziario;
  • il profilo di rishcio;
  • la redditività e la consistenza dei flussi di cassa prodotti dalla gestione;
  • la struttura organizzativa, l’assetto proprietario, il livello di managerialità e la struttura di governace;
  • la storia economico-finanziaria dell’impresa.

 

Mentre a livello di singolo business troviamo quattro momenti fondamentali del ciclo di sviluppo (introduzione, crescita, maturità, declino con eventuale ristrutturazione), a livello corporate le fasi riguardano le scelte che l’azienda effettuerà in quanto a modifica , diversificazione e/o integrazione verticale dell’attività.

 

Le fasi più interessanti dal punto di vista finanziario sono la crescita e la ristrutturazione a livello business e le acquisizioni a livello corporate: in questi momenti infatti l’azienda sta tendenzialmente crescendo e necessita di un maggior apporto finanziario.

Le tre tipologie maggiormente di successo che l’azienda può offrire sono infatti:

  • l’investimento per finanziare le strategie di start-up: riguarda le aziende giovani che si trovano nei primi momenti di crescita; sono particolarmente interessanti per quegli investitori che apprezzano le innovazioni, le prospettive di crescita e le opzioni di sviluppo. Per attrarre questi capitali l’azienda deve avere le idee chiare, soprattutto sul suo business plan;
  • l’investimento per finanziare l’espansione: interessa quelle aziende che si stanno sviluppando uno o più business a livello ASA, oppure che stanno diversificando o integrando a livello corporate. Questi sviluppi possono avvenire per vie interne o esterne (acquisizioni o fusioni). I capitali raccolti vengono utilizzati per aumentare la capacità produttiva e competitiva; queste operazioni sono in genere svolte da aziende di certe dimensioni che si riescono a rivolgere a tutti i canali finanziari possibili, compresi i mercati regolamentati;
  • l’investimento per finanziare la ristrutturazione: il cambiamento può essere talmente radicale da comprendere anche problemi societari come un passaggio generazionale, la volontà di uscire da parte di alcuni azionisti di controllo, … queste aziende sono simili alle start-up ed hanno difficoltà ad accedere ai canali tradizionali di finanziamento, sono quindi in genere oggetto di particolare attenzione da parte di investitori come i private equità;

 

Per ottenere finanziamenti l’azienda deve presentare un progetto che sia ambizioso, solido, ben comunicato ed è necessario che gli investitori si fidino dell’azienda stessa; ecco che quindi la gestione finanziari diventa necessariamente sistemica così come il governo dell’assetto azionario (patti di controllo, contendibilità del capitale, presenza di fondi di investimento, …).

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